«Una domenica sera di settembre la sala principale di un centro sociale di Londra è decorata con nastri e palloncini. Una sbrilluccicante palla da discoteca indica il punto ottimale di ascolto, il luogo preciso in cui i partecipanti alla festa possono godersi il suono pulito, vibrante (e mai troppo alto) di cinque grandi casse che pompano una playlist di perle pop, funk, rock e dance buone per tutte le generazioni.

È una serata tipo del Lucky Cloud Sound System. Ispirandosi alle feste di culto create negli anni settanta a New York dal dj David Mancuso, gli organizzatori privilegiano la qualità del suono su tutto. Con la benedizione dello stesso Mancuso (morto il 14 novembre 2016), nel 2003 hanno cominciato a proporre eventi a Londra, dando il via a una tendenza che si è diffusa rapidamente.

Oggi ci sono molti locali per l’ascolto in cui la gente è invitata a sentire musica suonata da impianti che la maggior parte degli audiofili dilettanti si sogna. L’ultimo è Spiritland, un bar nel centro di Londra che dichiara di offrire “il miglior impianto stereo al mondo”, un imponente schieramento che domina la stanza come l’altare in un tempio. Due serie di altoparlanti vintage ingombranti ma elegantemente riuniti sono collocati su entrambi i lati di un amplificatore italiano con valvole e tubi colorati che si illuminano di arancione quando le luci si abbassano.

“Ho sempre desiderato andare in un posto dedicato esclusivamente ad apprezzare della musica, ascoltare persone che scavano a fondo nella loro collezione di dischi ed esplorano le loro passioni private”, dice Paul Noble, il direttore artistico di Spiritland. Dopo due anni di successi in un ristorante nella zona est di Londra, la sua squadra ha trovato una sistemazione permanente per le serate e ha investito in un impianto su misura, progettato dall’azienda britannica Living Voice e valutato quasi 450mila euro.

Questa filosofia mistica risuonava anche a New York, dove Mancuso era issato con la disposizione dell’impianto nelle feste che organizzava ogni settimana al Loft, tra gli anni settanta e ottanta. La purezza del suono era di fondamentale importanza: Mancuso strappava via cavi e spinotti dalle console di molti dj, immaginando che avere meno cavi e scatole liberasse le onde sonore e, di conseguenza, gli ospiti che ballano sulla pista.

Tim Lawrence, autore di libri come Love saves the day. La storia della “dance music culture” americana 1970-1979 (Robin 2005), ha spiegato: “I dj non mixavano né facevano giochetti con l’equalizzatore. I dj si svestivano del loro ego, smettevano di interferire con la musica e si limitavano a scegliere ottimi brani”. Quando Mancuso decise di portare l’idea del suo Loft a Londra nel 2003, chiamò Lawrence. È così che nacque il Lucky Cloud Sound System.

In quel progetto s’inserì un’altra discepola di Mancuso, Colleen Murphy, una dj statunitense che suonava abitualmente al Loft prima di trasferirsi nel Regno Unito.

Nel 2010 Murphy ha lanciato le Classic album sundays, trasformando una delle sue attività preferite in un incontro aperto a tutti: ogni mese si ascolta un album importante su vinile, suonato su un impianto stereo di altissima qualità.

“I giovani non condividono più la musica”, dice Murphy, 48 anni, che vorrebbe contrastare la “cultura dello shuffle” con i suoi eventi, ormai diffusi in varie città, tra cui Amsterdam, Sydney, Chicago e Tokyo. “La gente non si concede il tempo e lo spazio per ascoltare un album intero”, continua. “Ascoltano ile mp3 molto compressi su cuffiette scadenti, perdendosi metà delle informazioni audio”.

La crescita della scena audiofila a Londra va di pari passo con quella delle vendite di vinili, che nel 2016 ha toccato livelli che non si vedevano dal 1988. Servizi di streaming ad alta definizione come Tidal e impianti wireless domestici come Sonos rappresentano uno slittamento verso la qualità rispetto alla convenienza nel consumo digitale, ma il fascino tattile e il suono pieno di un vinile sono destinati a durare.

Per un evento del Classic album sundays, nel bar sotterraneo di un albergo della zona est di Londra sono stati installati un paio di casse Klipsch La Scala (del valore di 7.200 euro) ai lati di un piatto Rega P9 al centro del palco. Il pubblico se ne sta seduto in un silenzio assorto ascoltando il disco dei New Order del 1983 Power, corruption & lies, per assorbire ogni dettaglio degli effervescenti rif electro-pop e degli acuti nei pezzi cantati.

Le responsabilità del digitale
Parlando sul palco con Murphy prima dell’ascolto, Peter Hook, il sessantenne ex bassista dei New Order noto anche per il suo lavoro con i Joy Division, parla della progettazione di impianti stereo che “ti facevano formicolare la punta del naso”, nei night britannici degli anni ottanta. “All’epoca, essendo analogici avevano un calore che oggi deve essere ricreato”, dice Hook. “È molto difficile ricreare quella pienezza”, ha proseguito. “Il suono oggi è sempre un po’ troppo scattoso e secco. Il digitale ha molte responsabilità”.

A Dalton, nella zona nordest di Londra, al ristorante Brilliant Corners in ogni angolo ci sono grandi altoparlanti da pavimento Klipsch (circa 5.300 euro ciascuno). Il locale è stato inaugurato tre anni fa da Amit e Aneesh Patel, due fratelli che avevano scoperto i piaceri dell’ascolto profondo alle feste del Lucky Cloud Sound System. Patel ha lasciato una carriera da avvocato per aprire il ristorante e osserva: “Nei grandi locali si spendono migliaia di euro per gli arredi e i bagni, ma gli impianti scadenti distorcono la musica e tutti pensano che sia normale tornare a casa dopo aver ballato con le orecchie che ischiano”.

Brilliant Corners ospita anche le Classic album sundays o occasionali Jazz kissaten: si tratta di sessioni di ascolto organizzate dalla Gearbox Records, un’etichetta (e uno studio di masterizzazione) che lavora esclusivamente con il vinile. In Giappone, un tipico kissaten è un bar per audiofili con grandi collezioni di dischi jazz. “Stai in una stanza minuscola, occupata per metà da casse immense”, dice Darrel Sheinman, il fondatore della Gearbox, che va in Giappone una volta all’anno. “Entri, prendi un caffè o un bicchiere di vino e ascolti la musica quanto vuoi. Senza parlare”.

Sheinman, imprenditore e collezionista di dischi, ha fondato la Gearbox nel 2009. Il catalogo dell’etichetta spazia dal jazz all’elettronica d’avanguardia passando per la musica folk statunitense. “In un mondo che non si sofferma più su niente, cerchiamo di riportare un po’ di ritualità nell’ascolto della musica”, dice Adam Sief, direttore marketing della Gearbox. “Siediti, prendi un po’ più seriamente la musica. E goditela”.»

Frederick Bernas, The New York Times, Stati Uniti



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