Sono due sorelle d’una certa età. Una è davvero anziana, carica d’esperienza, un tempo inimitabile, ora un po’ in affanno. L’altra non ne ha certo viste così tante, e pure ha avuto anch’essa anni rampanti, da grande protagonista. E come accade a molte sorelle, non sempre han vissuto d’amore e d’accordo. Bisticci, invidie, rivalità. Le solite, eterne burrasche, che agitano le relazioni strette e le convivenze. Elogio della letteratura, di Zygmunt Bauman e Riccardo Mazzeo, uscito in inglese nel 2016 e ora portato in italiano da Einaudi, si apre con la metafora delle due sorelle, per dar conto del profondo legame, degli screzi e delle attuali preoccupazioni che legano letteratura e sociologia. A unirle, pur nella differenza dei metodi, è la ricerca di una verità legata all’esistenza. Non il vero in sé, ma quello esperito, praticato, sofferto, agito: «I romanzieri e gli autori di testi sociologici abitano sotto lo stesso tetto: in quella che i tedeschi chiamano die Lebenswelt, il “mondo vissuto”, il mondo percepito e riciclato dai suoi abitanti (che di fatto sono al tempo stesso attori e autori)». Nei casi migliori, il percorso del protagonista di un racconto o i rapporti interni di un gruppo sociale, ricostruiti a tavolino, possono diventare persino più vividi, dinamici, esemplare dell’originale. Ci aiutano a capire quello che, mentre lo viviamo, ci sfugge. Se le cose vanno male, si rischia invece di scivolare in una pallida imitazione del vero. Teorie fallaci, trame insulse, ricerca inutile e cattiva letteratura, sono gl’infortuni in cui, di tanto in tanto, cadono le nostre simpatiche gentildonne di nobile lignaggio.

Bauman è scomparso, a 91 anni, nel gennaio di quest’anno. Incalzato dalle domande, dalle fini riflessioni e dalla passione di Mazzeo, il grande vecchio della sociologia contemporanea ci offre un bilancio delle proprie ricerche al confine tra le discipline, con la sua inconfondibile capacità di cogliere, per linee sghembe, attraverso citazioni apparentemente fuori contesto, ciò che accomuna le facce diverse di un unico problema. Il catalogo delle fonti letterarie che animano il volume è piuttosto ampio, ed è alimentato, oltre che dalle preferenze baumaniane, dalle variegate curiosità di Mazzeo. Secondo gli autori, letteratura e sociologia condividono, tra le altre cose, la vocazione a costruire un’«ermeneutica secondaria (o di secondo grado): una reinterpretazione continua di entità che nascono da interpretazioni precedenti». È un gioco di specchi tra vedere ed esser visti, agire e osservarsi nell’azione, tutti tesi a cogliere il movimento, dell’individuo e della società, mentre è ancora sul nascere. Il novum della letteratura e della sociologia è proprio lo stadio aurorale dei comportamenti. Raccontato attraverso le peripezie di un individuo o di una manciata di incontri, in letteratura. Esemplato nell’interazione collettiva, in sociologia. Giunte alla soglia dell’oggi, le due sorelle si consultano sul da farsi. Che cosa cantare, che realtà sciorinare in prosa e in cifre? «Individui che soffrono sotto la tirannia dell’istante, condannati a vivere un’esistenza frenetica, ad assembrarsi nel culto della novità». Il bilancio dell’epoca digitale non è entusiasmante. Raccorciato, sminuzzato lo scrivere, e ridotto a “twitteratura”. Sincopato il vivere sociale, con il mercato che penetra negli aspetti più intimi del sé. Identità che si comprano a pezzi, fornite da società di servizi e facilmente intercambiabili. È l’outsourced self, secondo la definizione della sociologa statunitense Arlie Russel Hochschild. Cercate profezie letterarie? Riprendete in mano i maestri della decostruzione novecentesca, da Karl Kraus a Robert Walser, da Kafka a Camus. O gli esegeti che s’affaticano a decostruire la decostruzione, come Jonathan Franzen, nel suo volume su Kraus. Volete invece soluzioni? Mettetevi il cuore in pace, «il Messia arriva un giorno dopo il proprio arrivo». Vale a dire che il redentore della storia giungerà, nella paradossale visione kafkiana, quando non ci sarà più bisogno di lui. Del resto, non è compito della letteratura propinare rimedi. E se la più giovane sorella promette di sapere come sia la società, e perché sia diventata tale, ecco che le due cominciano a litigare. «Chi cerca non trova, ma chi non cerca viene trovato» – Kafka dixit.

Giulio Busi



Repubblica